Gotta e intelligenza

La gotta, inoltre, è da sempre considerata una malattia delle persone particolarmente brillanti. Probabilmente l’umanità deve molto ai gottosi, se si pensa che l’elenco di coloro che ne hanno sofferto comprende Alessandro Magno, Ovidio, Marziale, Carlo Magno, Galileo, Milton, Carlo V, Goethe, Leibniz, Rubens, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Lorenzo il Magnifico, Lutero, Kant, Leibniz, Voltaire, Newton, Darwin, Marx. Al di là delle osservazioni storiche, la relazione fra gotta e intelligenza emerge anche da uno studio pubblicato sul Journal of Medical Genetics, da cui risulta che fra gli appartenenti al MENSA, il club dei soggetti superintelligenti, vi è un incremento statisticamente significativo di due condizioni: la gotta e la miopia.

Come spiegare questa associazione? Fra i possibili fattori da considerare vi è la curiosa analogia fra la formula di struttura della caffeina e quella dell’acido urico (l’acido urico è una metilxantina). Pertanto, un paziente con elevati livelli di uricemia si verrebbe a trovare in una condizione analoga a quella di chi è costantemente esposto agli effetti neurostimolanti della caffeina. La scienza conferma pertanto oggi ciò che non era sfuggito all’acume di Thomas Sydenham (1624-1689), uno dei padri della medicina inglese, che, crudelmente mutilato dalla gotta, diede una consolazione ai suoi compagni di sventura, scrivendo, che questa malattia “uccide più gente spiritosa che stupidi”. L’acido urico potrebbe aver rivestito un ruolo determinante nella catena evolutiva: le scimmie e l’uomo hanno livelli di uricemia più elevati rispetto alle altre specie animali avendo perso l’attività uricasica del fegato.