Spondilite anchilosante

La spondilite anchilosante è una malattia infiammatoria cronica che colpisce prevalentemente lo scheletro assiale. La malattia è più frequente nell’uomo giovane-adulto con un rapporto maschio/femmina di 9/1.

Il sintomo evocatore più precoce è rappresentato dal dolore a livello della regione lombo-sacrale e glutea. Il dolore gluteo può irradiarsi all’arto inferiore fino al cavo popliteo (sciatica mozza) ed alternarsi ad ambedue i lati (glutealgie basculanti). Il dolore ha carattere infiammatorio: è più intenso al mattino, può risvegliare il paziente nella seconda parte della notte, si associa con rigidità mattutina, non migliora con il riposo e si attenua con il movimento. Le articolazioni sacro-iliache sono generalmente le prime articolazioni interessate dal processo infiammatorio con progressione in senso caudo-craniale a livello della colonna lombare, dorsale e cervicale.

Con il progredire della malattia ed in assenza di trattamento adeguato, il processo infiammatorio evolve verso quadri di anchilosi diffusa del rachide, che si esprime clinicamente con una marcata limitazione dei movimenti attivi e passivi, scomparsa della lordosi lombare, comparsa di cifosi cervicale ed accentuazione di quella dorsale.

Il quadro clinico si può caratterizzare, inoltre, per l’impegno delle entesi periferiche (tendine di Achille, fascia plantare ecc), per una sinovite di una o più articolazioni (prevalentemente a carico di anca, ginocchio, caviglia) e per la comparsa di dattilite (tumefazione marcata di un intero dito cona aspetto “a salsicciotto”).

L’uveite è la manifestazione extra-articolare più frequente in corso di spondilite anchilosante (25-33% dei casi). Nella maggioranza dei casi si tratta di una uveite acuta anteriore che si manifesta con dolore ed arrossamento dell’occhio, intensa fotofobia e blefarospasmo. La riduzione del visus dipende dal grado di interessamento dell’uvea posteriore.

Un coinvolgimento della radice aortica è documentabile nel 61% dei casi. All’ecocardiografia si riscontra l’ispessimento della parete aortica con o senza dilatazione a livello valvolare. Possono comparire, inoltre disturbi della conduzione che determinano un blocco atrio-ventricolare di vario grado.

La presenza di un deficit respiratorio restrittivo secondario alla ridotta mobilità e capacità di espansione toracica è l’espressione più caratteristica dell’impegno polmonare in corso di spondilite anchilosante e può assumere una rilevanza clinica non trascurabile nei casi di malattia più avanzata. Nel 2% dei casi si riscontra una fibrosi apicale polmonare.

Meno frequente è un impegno renale clinicamente conclamato (amilodosi, nefropatia da IgA)

Il 96% dei pazienti affetti da spondilite anchilosante risulta positivo per l’antigene HLA-B27.

VES, PCR, fibrinogeno, alfa-2 globuline possono essere aumentati, tuttavia non correlano con l’attività di malattia e la loro normalità non esclude la malattia.

Indagini diagnostiche

Le alterazioni rilevabili con la radiologia convenzionale compaiono tardivamente.

Una delle prime espressioni di impegno vertebrale in corso di spondilite anchilosante è rappresentata dalla squadratura delle vertebre. Solo in una fase successiva si registra la comparsa di una sottile ossificazione che unisce i corpi vertebrali (sindesmofiti). Quando i sindesmofiti si estendono a tutta la colonna, questa assume un aspetto tipico “a canna di bambù”. Le ossificazioni possono presentarsi a livello dei legamenti interspinosi.

La risonanza magnetica consente di identificare precocemente la flogosi a carico delle articolazioni sacro-iliache e del rachide. L’alterazione tipica è rappresentata dall’edema osseo sub condrale.

La scintigrafia ossea è sensibile ma poco specifica ed attualmente viene utilizzata molto più raramente che in passato.

Terapia

La terapia della spondilite anchilosante ha lo scopo di attenuare o eliminare la sintomatologia dolorosa e la rigidità, migliorare la funzionalità del rachide, arrestare la progressione del danno anatomico. Gli anti-infiammatori non steroidei (FANS) determinano nella maggioranza dei pazienti un efficace controllo del dolore e della rigidità. I farmaci di fondo di tradizionale impiego nell’artrite reumatoide (sulfasalazina, metotrexato), non risultano generalmente efficaci nella spondilite anchilosante. L’avvento dei farmaci biologici anti-TNF alfa ha radicalmente modificato la strategia di trattamento dei pazienti con spondilite anchilosante. Tutte queste molecole hanno dimostrato la loro efficacia sia nel ridurre o eliminare i sintomi sia nell’arrestare la progressione del danno radiologico

L’esercizio fisico regolare svolge un ruolo essenziale nella strategia di trattamento della spondilite anchilosante. Di non minore utilità risultano gli esercizi in acqua (balneoterapia).

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