Le artriti reattive

Le artriti reattive sono artriti “sterili” innescate da una infezione che precede generalmente di 1-3 settimane le manifestazioni articolari. Fra i batteri che più frequentemente sono responsabili di un’artrite reattiva sono: Chlamydia trachomatis e Ureaplasma urealyticum (infezioni genitourinari), Yersinia enterocolitica, Salmonella enteriditis, Shigella flexeneri e Campylobacter jejuni (infezioni gastrointestinali), streptococco (infezioni delle prime vie respiratorie). Le artriti reattive rientrano nel gruppo delle spondiloartriti sieronegative.

L’esordio tipico è quello di un’artrite periferica oligo-monoarticolare prevalentemente localizzata alle articolazioni degli arti inferiori. L’impegno flogistico del rachide, delle articolazioni sacro-iliache, le entesiti periferiche e le dattiliti sono caratteristiche espressioni che accomunano le artriti reattive alle altre spondiloartriti sieronegative. Non è rara la comparsa di febbre. L’impegno articolare è spesso ricorrente e sono possibili recidive a distanza variabile dall’esordio. Le infezioni gastrointestinali e le infezioni genitourinarie sono in genere di lieve entità e possono passare del tutto inosservate.

Le manifestazioni a carico del tratto urogenitale includono disuria, dolore pelvico, uretrite, prostatite, cistite. La più comune manifestazione oculare è rappresentata da una congiuntivite sterile, generalmente bilaterale. La prevalenza dell’ uveite nell’artrite reattiva è circa del 25%.

A livello cutaneo e mucoso possono insorgere afte orali o genitali, balanite circinata (piccole vescicole al prepuzio ed ai margini del glande), eritema nodoso cheratodermia blenorragia (macchie brunastre localizzate al palmo delle mani, alla pianta dei piedi ed al cuoio capelluto; meno frequente a livello dello scroto e del tronco).

Indagini diagnostiche

Tamponi vaginali, cervicali ed uretrali sono indicati per la ricerca di germi comuni, micoplasmi urogenitali e Chlamydia trachomatis. Il tampone uretrale va eseguito la mattina prima della minzione o dopo alcune ore dall’ultima. L’esame colturale delle feci andrebbe sempre effettuato se si sospetta un’infezione da enterobatteri artritogeni. La ricerca di anticorpi diretti contro i batteri più spesso implicati nella genesi delle artrite reattive può essere utile anche se di limitata sensibilità. L’antigene HLA B27 è presente nel 30-70% delle artrite reattive. I pazienti con artrite reattiva B27 presentano un maggiore rischio di cronicizzazione. Sebbene l’antigene HLA B27 non sia necessario per lo sviluppo dell’artrite, la sua presenza sembra contribuire alla cronicizzazione.

Terapia

Nelle artriti reattive da infezione urogenitale generalmente viene effettuata una terapia antibiotica con tetracicline o eritromicina. L’infezione da Ureaplasma sembra rispondere alla terapia antibiotica in maniera più favorevole rispetto a quello da Chlamydia. I dati relativi all’efficacia della terapia antibiotica nelle artriti reattive innescate da infezioni gastrointestinali sono meno convincenti.

Nella maggior parte dei casi vengono utilizzati i farmaci anti-infiammatori non steroidei e le terapie loco-regionali con corticosteroidi nelle forme mono-oligoarticolari.

Nelle forme croniche è indicato l’impiego di farmaci “di fondo” (sulfasalazina, metotrexato). Nei pazienti con artrite cronica, che risultano refrattari ai farmaci di fondo tradizionali, può trovare indicazione l’impiego di farmaci biologici anti TNF alfa.

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