Condrocalcinosi

La condrocalcinosi è una artropatia caratterizzata dal deposito di microcristalli di pirofosfato diidrato di calcio a livello cartilagineo (fibrocartilagine, cartilagine ialina), della membrana sinoviale, della capsula articolare, dei legamenti e dei tendini.

La malattia è rara prima dei 50 anni e la frequenza aumenta con l’età, raggiungendo punte del 60% negli ultraottantenni. Si distinguono una forma idiopatica (con netta prevalenza in età senile), una forma secondaria (associata con ipomagnesiemia, iperparatiroidismo, emocromatosi, morbo di Wilson, ipofosfatasia) ed una rara forma familiare che si manifesta in genere prima dei 40 anni.

L’espressività clinica della condrocalcinosi è alquanto variegata e ciò giustifica l’etichetta di “grande imitatrice” attribuita a questa malattia.

Fra le principali varianti cliniche figurano:

  • Variante “pseudo-gottosa”: episodi di artrite recidivante di uno o più distretti. Le sedi più frequentemente interessate sono il ginocchio ed il polso. Non è rara l’associazione con febbre. Gli episodi possono essere intervallati da periodi del tutto asintomatici relativamente prolungati. L’attacco acuto di solito si risolve nell’arco di 1-3 settimane. Talvolta, l’insorgenza di un episodio può essere innescata da fattori quali traumi/microtraumi articolari, interventi chirurgici, malattie acute intercorrenti.
  • Variante “simil-reumatoide”. Il quadro è sostanzialmente riconducibile a quello di un’artrite cronica, che interessa prevalentemente ginocchia, polsi, caviglie, gomiti e metacarpo-falangee.
  • Variante “simil-artrosica”. Il quadro clinico non si discosta da quello di un’artrosi polidistrettuale spesso costellata da episodi di dolore più intenso.
  • Variante destruente. Colpisce più spesso donne in età avanzata, è in genere monoarticolare e si distingue per l’andamento rapidamente progressivo, con ripetuti episodi di emartro e grave distruzione dei capi articolari.
  • Forma sistemica. Caratterizzata da febbre, persistente incremento degli indici di flogosi ed impegno articolare scarsamente sintomatico.

Indagini diagnostiche

Nelle fasi di attività della malattia la VES, la PCR, il fibrinogeno, le alfa-2 globuline possono raggiungere livelli elevati. Il riscontro dei caratteristici cristalli romboidali di pirofosfato di calcio all’interno dei neutrofili, all’esame del liquido sinoviale, ha valore diagnostico.

L’esame radiografico può rivelare la presenza di caratteristici aggregati di cristalli di pirofosfato di calcio a livello dei menischi, dei polsi (legamento triangolare del carpo), dei dischi intervertebrali, della sinfisi pubica, del labbro glenoideo e di quello acetabolare.

L’ecografia si è rivelata molto utile per l’individuazione dei caratteristici aggregati di cristalli ed ha dimostrato una sensibilità superiore a quella della radiologia tradizionale.

Terapia

La terapia si basa sull’impiego della colchicina, che a piccole dosi (1 mg/die) può prevenire la comparsa degli attacchi acuti. Gli anti infiammatori non steroidei (FANS) ed i cortisonici possono consentire un efficace controllo della flogosi e della sintomatologia dolorosa correlata. La terapia intra-articolare ecoguidata con cortisonici trova elettiva indicazione soprattutto in caso di impegno flogistico particolarmente intenso a carico delle grandi articolazioni.

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