Cosa mi aspetta nel futuro?

È questa una delle domande più frequenti e delicate che ci vengono poste dai pazienti all’indomani di una diagnosi di artrite reumatoide.

La risposta più corretta da dare non può che basarsi su un’analisi saggia e ponderata di criteri generali e di elementi basati sulle caratteristiche individuali della malattia. In linea generale si può oggi affermare che grazie ai notevoli progressi nella diagnosi e nella terapia dell’artrite reumatoide, si può garantire una prognosi decisamente migliore rispetto al passato per quanto concerne sia la qualità della vita, sia la possibilità di arrestare o rallentare l’evoluzione del danno anatomico.

Abbiamo oggi a disposizione diverse opzioni terapeutiche basate sull’uso combinato di più farmaci e una adeguata personalizzazione della terapia combinata con controlli ravvicinati nel tempo, soprattutto nei pazienti con sinovite ad impronta più aggressiva, può consentire di prospettare soprattutto nei casi individuati precocemente, una prognosi decisamente migliore rispetto a quella che poteva essere prospettata 15-20 anni fa.

Ovviamente queste indicazioni di massima devono essere calate nelle diverse realtà individuali, tenendo conto dell’ampia variabilità di espressione dell’artrite reumatoide. Se i pazienti presentano una serie di biomarcatori indicativi di una malattia ad impronta più aggressiva, sarà opportuno informare il paziente che la strategia da impostare non potrà non tenere conto di questi elementi e che lo schema di trattamento generalmente dovrà quindi risultare più incisivo.

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