L’utilità del dolore

“Libera nos a malo”. Con questa eloquente richiesta si conclude il pater noster, la preghiera più rappresentativa della cristianità. 

Il male si identifica intuitivamente con il dolore, che costituisce la testimonianza più drammatica della malattia.
Anche se è una esigenza naturale fuggire dal dolore e cercare di contrastarlo, non si deve dimenticare che il dolore costituisce un meccanismo fondamentale di difesa dell’organismo.

Il dolore avverte tutta la natura animata dei pericoli che sovrastano alla sua esistenza: è desso che qual vigile guardiano avvisa il cervello di quei nemici interni che gli organi dei sensi mal possono sopire”. Questa elegante apologia del dolore è riportata in uno dei testi di medicina più importanti del XIX secolo, il Dizionario di Medicina Interna ed Esterna, una monumentale opera di oltre 15 volumi nella quale si sono formate generazioni di medici.

Il concetto del dolore utile viene così ulteriormente rafforzato nel testo citato: “padre del piacere è il dolore; egli è questo, giova il ripeterlo, che avvisando il sensorio comune dei pericoli che minacciano del continuo l’esistenza di tutti gli esseri viventi, eccita azioni che ne fanno cessare la causa, cambiando il dolore in piacere”. Ed ancora: “il dolore che risulta dal più piccolo movimento in caso di frattura è vantaggioso assai pel malato, avvisandolo imperiosamente di tenere il membro offeso nella più perfetta immobilità”.

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