Il dolore contagioso

Una delle conseguenze inevitabili di una patologia che determina dolore cronico è rappresentata dall’estendersi della sofferenza all’intero ambito familiare.

Questa “contagiosità” del dolore può generare reazioni molto diverse, intuitivamente condizionate da molteplici fattori quali le condizioni economiche della famiglia, il livello socio-culturale, il tipo di patologia.

Nei pazienti affetti da artrite reumatoide si viene generalmente a creare una solida relazione di aiuto all’interno della famiglia, favorita dalla intuitiva consapevolezza della gravità della malattia, i cui effetti sono ben visibili.

Ben diverso è lo scenario familiare dei soggetti con fibromialgia. Il dolore e la sofferenza dei fibromialgici risultano spesso invisibili e generano atteggiamenti del tutto diversi rispetto a quanto avviene per l’artrite reumatoide.
Purtroppo in una rilevante quota di casi (e non solo all’interno della famiglia) non si innesca alcun rapporto empatico ma tende progressivamente a prevalere scetticismo, sospetto, convinzione che i disturbi riferiti non siano espressione di un problema reale ma solo di un disagio psicologico e di una personalità a chiare tinte ansioso-depressive.
Queste incomprensioni minano i rapporti interpersonali e quelli di coppia e spesso evolvono verso una aperta conflittualità.
Questo clima non deve sfuggire all’attenzione del medico che non può ignorare le potenziali gravi ripercussioni e giustifica la messa in atto di interventi mirati sui caregiver e sulla famiglia.

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