Effetto nocebo

Mentre il concetto di effetto placebo è chiaro a molti, quello di effetto nocebo è noto a pochi.

Se si somministra ad un paziente un farmaco del tutto inerte ma fatto percepire al soggetto come nocivo potranno manifestarsi reazioni negative ed effetti collaterali dovuti proprio al fatto che si sono radicate nel paziente aspettative negative.
L’effetto nocebo, al pari dell’effetto placebo, è il risultato di una serie di complessi meccanismi, in parte noti, che rientrano nello scenario dei “riflessi condizionati” e che ci ricordano che dinamiche biologiche e dinamiche psicologiche non sono universi separati.

L.B. giovane insegnante di liceo è affetta da artrite reumatoide. Dopo alcuni mesi di terapia con metotrexato riferisce la comparsa di nausea e sensazione di malessere generale nel giorno successivo alla somministrazione del farmaco. Si provvede quindi a mettere in atto una serie di interventi volti a minimizzare questo frequente tipo di intolleranza senza però ottenere nessun risultato apprezzabile. La paziente riferisce anzi, che durata ed intensità di tali reazioni tendono ad accentuarsi fino al punto da venire innescati dalla sola visione del contenitore del farmaco, dal suo odore e addirittura dal colore della confezione anche quando rilevato su oggetti diversi.

Alla base di questo tipo di reazione vi è l’associazione tra una esperienza negativa (cioè l’effetto collaterale del farmaco) ed elementi che identificano il farmaco quali il colore e l’odore del farmaco. L’effetto placebo ed il suo opposto, l’effetto nocebo ci insegnano che le aspettative positive o negative riguardo la terapia sono da tenere in grande considerazione.

La lezione per ogni medico e per ogni infermiere è quella di cercare di fare in modo che al paziente vengano prospettati chiaramente gli utili effetti del farmaco generando così aspettative realisticamente positive. In parole semplici, si può ritenere che tutto ciò che influisce nella chimica della mente ha ripercussioni talora rilevanti nella chimica del corpo.

Per una corretta gestione del percorso assistenziale dei pazienti affetti da dolore cronico deve essere quindi rivolta particolare attenzione ad evitare ogni atteggiamento o forma di comunicazione che possa alimentare pessimismo e paure creando aspettative negative sugli effetti della terapia proposta.
Occorre trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di spiegare in modo chiaro e comprensibile il rapporto rischi/benefici della terapia e la necessità di generare un atteggiamento positivo del paziente.

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