Si può rallentare l’evoluzione dell’artrosi?

Il progredire del processo artrosico è il risultato della combinazione di diversi fattori il cui ruolo dipende anche dalle sedi prevalentemente colpite dalla malattia.

L’obesità, ad esempio, rientra tra i fattori di rischio per artrosi ma la sua responsabilità nel condizionare la rapidità di progressione del danno anatomico è diversa nei soggetti con artrosi delle ginocchia rispetto a quelli con artrosi dell’anca. È stato chiaramente dimostrato, ad esempio, che l’obesità è fortemente associata con l’artrosi delle ginocchia mentre non vi sono dati che supportino un ruolo analogo per l’artrosi dell’anca. L’associazione tra obesità ed artrosi non è solo legata ad una eccessiva sollecitazione meccanica delle articolazioni sottoposte a maggior carico.

È stata recentemente valorizzata anche una “pista biochimica”: le cellule del tessuto adiposo produrrebbero sostanze ad azione infiammatoria capaci di favorire la degradazione della cartilagine.

L’evoluzione della malattia artrosica può essere rallentata limitando al massimo le attività che determinano un intenso e persistente stress meccanico che grava sulle articolazioni colpite.


Questa misura di carattere preventivo è tanto scontata quanto difficile da realizzare in soggetti che per difendere il posto di lavoro si trovano purtroppo costretti a dover svolgere attività talora del tutto incompatibili con il proprio stato di malattia.

Purtroppo nel nostro Paese, non vi sono norme che tutelino adeguatamente il diritto al lavoro in soggetti nei quali l’entità e lo stadio evolutivo del processo artrosico impongono l’attuazione di efficaci misure di “economia” articolare.

Non sempre il sovraccarico funzionale di un’articolazione è legato all’attività lavorativa. Anche la pratica di attività sportive del tutto sconsigliabili per il processo artrosico in atto è una frequente causa di accelerazione del danno anatomico.

La “sport-dipendenza” è un fenomeno molto diffuso, specialmente in chi ha praticato attività a livello agonistico o tra i “salutisti”che conducono la pratica quotidiana di attività sportive come una sorta di irrinunciabile necessità per tutelare salute e forma fisica in senso generale. Il tutto spesso avviene nella piena consapevolezza di danneggiare le proprie articolazioni. Non raramente questi soggetti fanno uso ed abuso di farmaci e trattamenti antalgici per poter continuare le attività svolte.

Un incisivo programma di patient education adeguatamente personalizzato andrebbe attuato in questi soggetti con la piena consapevolezza del suo ruolo fondamentale nell’intero percorso assistenziale.

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo