Quali sono i rischi principali della terapia farmacologica dell’artrosi?

Il paracetamolo dovrebbe rappresentare l’antalgico di primo impiego nella terapia del dolore artrosico per la sua migliore tollerabilità rispetto agli anti-infiammatori non steroidei, che però risultano più efficaci nel controllo della sintomatologia.

I farmaci anti-infiammatori non steroidei sono i farmaci di più comune impiego nel trattamento del dolore artrosico. La loro efficacia antalgica è indiscutibile ma non si deve mai dimenticare l’ampio spettro dei potenziali effetti collaterali alcuni dei quali possono risultare particolarmente gravi, come ad esempio, il sanguinamento gastrico e l’incremento dei valori pressori. Queste complicanze della terapia possono manifestarsi soprattutto nei soggetti anziani e possono insorgere anche nei primi pochi giorni di terapia. Il rischio di effetti collaterali negli anziani si riduce impiegando farmaci a breve emivita come l’ibuprofene. È sempre opportuno iniziare il trattamento utilizzando basse dosi del farmaco. Non raramente si può registrare una discreta risposta anche con dosi di 200 mg di ibuprofene.

Un fenomeno da contrastare energicamente è quello della automedicazione, con conseguente abuso di antalgici ed aumentato rischio di gravi effetti collaterali.

Quando l’artrosi raggiunge gli stadi più avanzati anche le comuni attività della vita quotidiana possono risultare nettamente compromesse. Per contrastare il dolore i pazienti spesso assumono uno o più farmaci antalgici a dosi ed intervalli incompatibili con le elementari regole della prudenza.

È necessario che ogni paziente abbia ben chiare le regole fondamentali da rispettare.

A questo proposito non bisogna dimenticare che negli USA la mortalità per soli effetti collaterali gastrici degli anti-infiammatori non steroidei è risultato di gran lunga superiore a quella per AIDS!

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