Qual è il trattamento farmacologico del dolore artrosico?

La terapia farmacologica dell’artrosi si prefigge tre obiettivi principali:

1. riduzione del dolore
2. riduzione della limitazione funzionale
3. miglioramento della qualità della vita.


Il paracetamolo e gli anti-infiammatori non steroidei sono i farmaci di più largo impiego nella terapia del dolore artrosico.
Il paracetamolo ha una buona azione antalgica ed una ottima tollerabilità. Gli anti-infiammatori non steroidei hanno un’azione antalgica generalmente superiore a quella del paracetamolo, ma possono comportare un maggior rischio di effetti collaterali ed il loro impiego deve essere accuratamente valutato caso per caso, tenendo conto dell’età, delle eventuali malattie concomitanti e della incompatibilità con altri farmaci.

La scelta del farmaco più appropriato nel singolo paziente deve inoltre tener conto della intensità dei sintomi, del carattere prevalentemente meccanico o  prevalentemente infiammatorio del dolore e del tipo di risposta ai diversi schemi di trattamento impostati in precedenza. In presenza di dolore prevalentemente meccanico, non associato a tumefazione e/o ad aumento della temperatura locale dell’articolazione, il paracetamolo può essere considerato il farmaco antalgico di primo impiego. L’efficacia può essere valutata nell’arco di pochi giorni. In caso di mancata risposta, prima di prendere in considerazione l’impiego di un anti-infiammatorio non steroideo, sarà opportuno verificare se il paziente ha assunto il paracetamolo alle dosi e con le modalità consigliate. Il paracetamolo va assunto 2-3 volte al giorno ad una posologia variabile tra 2 e 3 grammi giornalieri. La verifica del rispetto dello schema concordato è essenziale, dal momento che non è infrequente la tendenza alla autoriduzione della dose per il timore di effetti collaterali. I farmaci che richiedono più somministrazioni nell’arco della giornata suscitano una certa diffidenza e la tentazione di non rispettare la prescrizione per paura di effetti collaterali è irresistibile specie negli anziani che assumono molte altre compresse.

Nei soggetti nei quali il paracetamolo, assunto secondo le prescrizioni, non si sia rivelato efficace è opportuno, in assenza di controindicazioni, considerare l’opportunità del ricorso agli anti-infiammatori non steroidei noti con l’acronimo FANS. I FANS possono essere considerati come farmaci di primo impiego quando l’espressività clinica nell’artrosi assume una impronta chiaramente infiammatoria (dolore a riposo, articolazione calda e tumefatta, persistenza notturna del dolore). Specie nei soggetti anziani è consigliabile utilizzare FANS a breve emivita (ibuprofene, ad esempio) valutando le risposte ai dosaggi più bassi da assumere al bisogno. La dose individuale più appropriata è quella  “minima efficace”, che consente al paziente un controllo soddisfacente del dolore. Nei soggetti che non tollerano i FANS o che presentino controindicazioni al loro impiego per via orale si potrà valutare la risposta ai FANS per uso topico.

I cortisonici per via sistemica non trovano indicazione nella maggioranza dei pazienti con artrosi mentre il loro impiego per via intra-articolare può risultare molto efficace in presenza di una franca sinovite che sia risultata refrattaria ai FANS per via locale e generale.

Qualunque sia lo schema di terapia farmacologica antalgica attuato sui pazienti con dolore artrosico è fondamentale spiegare al paziente che una volta raggiunto l’auspicata riduzione della sintomatologia dolorosa è necessario mantenere la massima cautela nell’uso delle articolazioni colpite per garantire un pieno e duraturo recupero. Troppo spesso purtroppo capita di dover constatare che i pazienti, costretti ad una protratta immobilità dall’accentuarsi del dolore, riprendano con troppa disinvoltura le normali abitudini a seguito di un efficace trattamento antalgico.

Questo ritorno intempestivo ed imprudente ad un pieno carico delle articolazioni porta spesso alla ricomparsa di dolore di intensità ancora maggiore una volta esaurito l’effetto antalgico del farmaco.

Questo scenario costituisce purtroppo una evenienza molto frequente in soggetti che non possono concedersi una convalescenza adeguata per ragioni legate alla necessità di mantenere il proprio posto di lavoro.

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