Nel sospetto di un’artrosi, quale indagine andrebbe eseguita in “prima battuta”?

L’esame radiografico rappresenta ancora la modalità di indagine di riferimento per la diagnosi di artrosi e mantiene immutato il suo valore nel riconoscimento della malattia e nella valutazione della entità del danno anatomico. La tendenza ad abusare di altre metodiche diagnostiche più sofisticate e costose porta spesso molti pazienti ad eseguire una risonanza magnetica o addirittura una TC prima ancora di aver effettuato un esame radiografico standard. Nel caso delle ginocchia è opportuno richiedere un esame radiografico sotto carico per poter meglio valutare la riduzione dello spazio articolare.

Negli ultimi anni ha acquistato un ruolo di sempre maggior rilievo l’indagine ecografica, che consente, in alcuni distretti articolari, una accurata visualizzazione della cartilagine che riveste la superficie dei capi ossei e consente inoltre di documentare la presenza di espressioni di infiammazione all’interno delle articolazioni. In quest’ottica l’ecografia può risultare molto utile per individuare anche i soggetti con infiammazione sub-clinica, cioè di uno stato di flogosi che non determina una sintomatologia dolorosa conclamata, ma che può determinare, in caso di persistenza, una accelerazione del danno cartilagineo.

L’infiammazione in corso di artrosi può essere innescata da uno stress meccanico intenso e/o prolungato oppure da una condrocalcinosi concomitante. In quest’ultimo caso, l’ecografia risulterà ancor più preziosa potendo dimostrare la presenza di aggregati di cristalli di calcio invisibili all’esame radiografico.

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