Artrite e lavoro

L’attuazione di una incisiva ed efficace strategia di trattamento dell’artrite reumatoide non può prescindere, come già ricordato, dal rispetto delle più elementari regole di economia articolare.

Il sovraccarico funzionale di articolazioni e tendini interessate dal processo infiammatorio accelera e amplifica il danno anatomico. L’impatto dell’attività lavorativa svolta sulla evoluzione della malattia può essere drammatico nel caso di specifiche gestualità che determinano uno stress meccanico intenso e prolungato dei distretti colpiti dal processo infiammatorio.

Purtroppo la tutela nell’ambiente di lavoro dei diritti elementari dei pazienti con artrite cronica e dei malati reumatici in generale è tutt’altro che garantita nel nostro Paese. È una dolorosa esperienza quotidiana quella di vedere pazienti che svolgono mansioni lavorative del tutto incompatibili con la propria malattia. Il sovraccarico funzionale continuo e intenso dei distretti articolari colpiti da processi cronici a carattere infiammatorio e/io degenerativo determina una rapida e grave accelerazione del danno anatomico, vanifica gli effetti della terapia in atto e costringe i pazienti all’eccessivo e incontrollato ricorso a farmaci antidolorofici con il rischio di sviluppare gravi effetti collaterali specie nei casi purtroppo molto frequenti di autosomministrazione. È necessaria e urgente una incisiva rivalutazione dei criteri di incompatibilità fra i diversi tipi di patologia muscoloscheletrica e specifiche mansioni lavorative.

Le ragioni di un deciso intervento in tal senso non sono solo di tipo etico ma rispondono a precisi criteri di contenimento della spesa sanitaria. Qualsiasi attività che determina una rapida ingravescenza del danno anatomico muscoloscheletrico genera un incremento vertiginoso della spesa sanitaria in termini di costi diretti e indiretti (spesa farmaceutica, interventi chirurgici, prolungate assenze dal lavoro, precoce invalidità, danni collaterali da farmaci che richiedono ospedalizzazione e procedimenti complessi di trattamento). È giunto il tempo di avviare una energica campagna di sensibilizzazione delle autorità competenti nei confronti della tutela della salute negli ambienti di lavoro con particolare riferimento alle malattie reumatiche a più elevato potenziale invalidante. È auspicabile che la Società Italiana di Reumatologia e le associazioni dei malati reumatici istituiscano una commissione congiunta per sviluppare proposte sostenibili in tal senso.

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