Ricollocazione e assistenza ai malati reumatici

Ricollocazione significa conferimento di una nuova posizione. Questo sostantivo è diventato di grande attualità nello scenario assistenziale attuale. Dopo il blocco dell’attività clinica di Ospedali e ambulatori nel drammatico periodo di diffusione del Coronavirus migliaia di pazienti non hanno potuto sottoporsi a visite e controlli spesso necessari per la gestione adeguata di scenari clinici particolarmente complessi. Con la cauta e lenta riapertura degli ospedali si è inevitabilmente generato uno tsunami di richieste di visite, con la necessità di “ricollocare” tutti coloro che avevano una regolare prenotazione nel trimestre del blocco. Nell’affrontare il problema della gestione di questa marea di pazienti si deve tener conto di quattro importanti fattori:

  • Per disposizioni amministrative i tempi di visita sono stati raddoppiati per ragioni di sicurezza.
  • Non mi risulta che si siano adottati provvedimenti straordinari su larga scala (salvo qualche rara isola felice) per potenziare l’offerta assistenziale delle strutture reumatologiche.
  • In molti casi si è verificato un sostanziale taglio al personale di assistenza delle strutture reumatologiche per garantire la piena operatività di altre unità operative dell’ospedale ritenute evidentemente “più importanti” (è un dato di fatto che gli illuminati gestori della sanità pubblica non conoscono la drammatica gravità delle malattie reumatiche!!).
  • L’inizio delle ferie estive comporterà una drastica riduzione della disponibilità del personale di assistenza.

 

È evidente che con tali premesse il tentativo di una decorosa “ricollocazione” delle visite specialistiche reumatologiche sospese nel periodo di chiusura non ha prospettive diverse da quello di far entrare un elefante in una utilitaria.

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