Colchicina: un veleno che cura

La colchicina è un farmaco che viene da lontano. Il suo nome deriva da quello di un fiore appartenente alla famiglia delle liliacee, noto come “colchico d’autunno” o “zafferano d’autunno”.

Questa pianta è tanto bella quanto tossica in quanto tutte le sue parti contengono alcaloidi particolarmente pericolosi tra i quali la colchicina. Per tale ragione il colchico d’autunno è inserito tra le piante velenose. Effetti tossici sull’uomo si possono manifestare anche ingerendo latte di pecora o capra che hanno brucato questa pianta e che sono resistenti all’azione della colchicina. Il latte di mucca non è pericoloso in quanto i bovini evitano di cibarsi del colchico. La dose letale di colchicina è molto bassa: 2 grammi di semi sono sufficienti ad uccidere un bambino.

La colchicina, come altri potenti veleni si è rivelata un farmaco eccezionale e risulta di comune impiego nel campo reumatologico soprattutto nella terapia della gotta e della condrocalcinosi. La colchicina è disponibile in Italia in compresse divisibili da 1 mg. La posologia varia a seconda che si utilizzi nell’attacco acuto di gotta o nella prevenzione delle recidive. In passato, anche per l’assenza di efficaci terapie alternative per la gotta acuta, si raggiungevano dosaggi elevati in prima giornata (fino a 6-8 compresse). Tali dosaggi però risultavano molto mal tollerati.

L’effetto caratteristico del sovradosaggio di colchicina è rappresentato da una diarrea drammatica. Attualmente si consiglia di non superare le tre compresse al giorno per un massimo di 3-4 giorni, sospendendo immediatamente la somministrazione in caso di diarrea o dolori addominali. Nella prevenzione degli attacchi acuti di gotta la dose consigliata può variare, a seconda della tollerabilità individuale, da mezza ad una compressa ogni 1-2 giorni.

Anche se non figura nelle indicazioni riportate in scheda tecnica, la colchicina viene ampiamente utilizzata nella profilassi e nel trattamento della condrocalcinosi in variante pseudo-gotta (artrite da microcristalli di pirofosfato di idrato di calcio).

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