Domande frequenti

Qui di seguito sono riportate le domande che con maggior frequenza vengono poste ai nostri esperti. Prova a vedere se tra queste risposte c'è quella che stai cercando.

  • Con che frequenza dovrei controllare il fattore reumatoide? +

    Il fattore reumatoide è presente nell’85% dei pazienti con artrite reumatoide. La determinazione di questo parametro non deve far parte del normale protocollo di monitoraggio dell’evoluzione della malattia. La possibilità di effettuare controlli a distanza dei livelli di fattore reumatoide deve essere valutata caso per caso, sulla base del parere dello specialista, ma non ha molto senso fare controlli ripetuti di questo parametro.

    Molti pazienti tendono a valorizzare inopportunamente il significato ed il valore clinico dei livelli del fattore reumatoide e quindi chiedono spesso al proprio medico di medicina generale di ricontrollarne i valori con una certa frequenza. Altri pazienti ritengono inoltre che il mantenimento di livelli sostanzialmente sovrapponibili al fattore reumatoide nel corso della terapia costituisca in qualche modo una evidenza della efficacia della terapia stessa o che addirittura il riscontro di un incremento del fattore reumatoide possa rappresentare il segnale di una progressione della malattia e quindi della totale inadeguatezza della cura. Queste errate convinzioni sono tutt’altro che infrequenti e devono essere oggetto di discussione e di approfondimento, in quanto possono influire molto negativamente sulla compliance terapeutica.

  • L’olio di pesce può essere utile nei pazienti con artrite reumatoide? +

    Studi recenti hanno dimostrato un beneficio modesto, ma in ogni caso consistente, dell’olio di pesce nei pazienti con artrite reumatoide. Gli acidi grassi contenuti nell’olio di pesce si sono rilevati capaci di ridurre la produzione di prostaglandine, leucotrieni e di trombossano a partire dall’acido arachidonico. È opportuno sottolineare tuttavia che l’assunzione di quantità eccessive di olio di pesce deve essere sconsigliata per la mancanza di dati che consentano di definire quale sia il livello superiore del range di tollerabilità.

  • Perché non sempre i farmaci funzionano? +

    Non sempre la terapia impostata porta ai risultati sperati. Le ragioni di una risposta deludente sono diverse.

    1. Farmacogenetica. Il problema può essere legato a fattori individuali di tipo genetico. Questo spiega il perché a volte ci si trova di fronte a risposte sorprendentemente variabili tra soggetti diversi trattati con lo stesso farmaco.
    2. Compliance non adeguata. Una insoddisfacente risposta al trattamento spesso è conseguenza di una compliance non adeguata in quanto il paziente non assume la dose corretta del farmaco prescritto. Questa autoriduzione della dose prescritta si rileva soprattutto per quei farmaci che devono essere assunti per più somministrazioni giornaliere come il paracetamolo e l’ibuprofene.
    3. Strategia terapeutica non adeguata. La mancata risposta al trattamento, può essere la conseguenza di una prescrizione non adeguata . L’artrite può manifestarsi sotto forme diverse e nelle situazioni nelle quali il processo infiammatorio si manifesti con una particolare aggressività, la terapia impostata inizialmente può non raggiungere i risultati auspicati. In questi casi si dovrà attuare una progressiva modifica dello schema di trattamento con un approccio più incisivo che può prevedere sia un aumento della posologia dei farmaci impiegati, l’associazione con altre molecole (terapia di combinazione) o la scelta di farmaci più potenti. Una risposta non adeguata al metotrexato può essere legata, ad esempio, ad una posologia non adeguata al livello di attività del processo infiammatorio. Il metotrexato può essere somministrato a dosi comprese tra 5 mg e 25 mg e la sua efficacia risulta correlata con la dose settimanale del farmaco. Se un paziente non risponde alla dose settimanale di 10 mg, la posologia potrà essere gradualmente incrementata fino a 15-20 -25 mg settimanali, compatibilmente con la verifica della tollerabilità del farmaco. Occorre ricordare, infatti, che con l’incremento della dose settimanale di metotrexato, aumenta anche la probabilità di una minore tollerabilità del farmaco.
    4. Aderenza non adeguata. Aderenza alla terapia significa rispettare tutte le corrette indicazioni relative ad un programma concordato. Il paziente deve ricordarsi di assumere il farmaco alla dose concordata non trascurando le specifiche modalità di assunzione. Nei soggetti affetti da osteoporosi in trattamento con bisfosfonati è necessario non dimenticare che il farmaco deve essere assunto a stomaco completamente vuoto, dal momento che l’eventuale presenza di cibo all’interno dello stomaco comprometterebbe l’assorbimento del farmaco stesso pregiudicandone quindi la sua efficacia.
    5. Errori di valutazione. Un frequente errore di valutazione si verifica quanto le attese del paziente non sono compatibili con il meccanismo d’azione del farmaco. Nella terapia dell’artrite reumatoide molecole quali l’idrossiclorochina, la sulfasalazina ed il metotrexato non presentano una risposta clinicamente percepibile al paziente nelle prime settimane di trattamento. Per l’idrossiclorochina la risposta può essere valutata a distanza di non meno tre mesi e questo vale anche per il metotrexato e per la sulfasalazina. È importante quindi, al momento della prescrizione di uno di questi farmaci, che il paziente abbia chiaro che non dovrà considerarli inefficaci se non ne verrà percepita la risposta nelle prime settimane successive all’inizio del trattamento. Al paziente occorrerà anche spiegare che in questo arco di tempo verranno somministrati altri farmaci che consentiranno di controllare la sintomatologia dolorosa e di limitare la compromissione funzionale dovuta alla flogosi in attesa che le molecole a lenta azione possano manifestare la loro piena efficacia.
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