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11 | Eccesso di compliance

 

 

Compliance e aderenza sono elementi fondamentali per l’attuazione di un percorso assistenziale finalizzato al raggiungimento del miglior controllo possibile delle espressioni di malattia. Il paziente deve rispettare rigorosamente le prescrizioni per quanto concerne la terapia sia farmacologica che quella non farmacologica. L’esperienza clinica insegna, purtroppo, che rispettare un programma anche condiviso è impresa tutt’altro che agevole. Ciò vale soprattutto per la terapia non farmacologica, che comporta inevitabilmente le necessità di modificare in modo talora radicale, il proprio stile di vita su più versanti: alimentare, lavorativo, sportivo, relazionale, familiare, sociale.

Cambiare è difficile anche nella consapevolezza dei rischi connessi con il perseverare di abitudini e comportamenti non compatibili con la propria malattia. I fumatori sanno bene quanto sia pericoloso il loro vizio ma non riescono, il più delle volte, a smettere di fumare. In altri casi, il paziente vorrebbe modificare il proprio stile di vita ma non può per ragioni legate alla mancanza di alternative, ad esempio, sul piano lavorativo.

Il medico deve avere ben chiare le eventuali barriere che impediscono l’attuazione di quelle modifiche dello stile di vita utili per raggiungere il miglior risultato possibile. Il paziente deve essere reso ben consapevole dei vantaggi che può ottenere mettendo in atto i buoni consigli formulati dal medico. Il medico, a sua volta, deve essere convincente e carismatico.

Convincente e carismatico è stato certamente il dottor Rossi che giustamente ha focalizzato l’attenzione della signora Anna su tre obiettivi fondamentali della strategia di trattamento della fibromialgia:

  • Dedicare più tempo per sé stessi
  • Ridurre lo stress e la conflittualità
  • Svolgere una attività fisica adeguata sotto la guida di personale esperto.

 

Il risultato finale dimostra che la signora Anna ha ben recepito questo messaggio!

 

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Quando la malattia fa irruzione nella nostra vita tutto cambia: nuovi scenari, nuovi problemi, nuove persone con le quali confrontarsi, nuove regole da rispettare, nuovi dubbi, nuove paure. Le domande alle quali si vorrebbe aver risposta sono infinite, ma non sempre è facile avere la risposta sperata. Medici e infermieri sono sempre in lotta contro il tempo e il “fai da te” imperversa con risultati tutt’altro che soddisfacenti.

AirMagazine, progetto educazionale di Accademia Nazionale di Medicina, nasce con l’intento di fornire risposte alle domande più frequenti che i malati reumatici rivolgono allo specialista e all’infermiere che operano in una struttura reumatologica.

Questo progetto ha finalità culturali e di informazione; non vuole e non può in alcun modo sostituire il parere del medico, che va comunque sempre consultato in caso di dubbi sulla propria condizione fisica o in caso di insorgenza di sintomi sospetti.

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Numero 10 - I mille volti del dolore

"Ma de’ mali il peggior, miseria estrema è il cruccio del dolor che giunto al colmo travolge ogni costanza”. Questa descrizione del dolore di John Milton è incisiva ed emozionante.

Non si tratta di una espressione generata dalla fantasia del poeta inglese ma della drammatica testimonianza di una esperienza personale di dolore. John Milton era infatti affetto da una grave forma di gotta. Chi è colpito da gotta conosce bene il dolore nelle sue due varianti estreme: quello acuto, brutale e violentissimo dell’attacco acuto, e quello cronico ed ingravescente della gotta tofacea.

Il principale denominatore comune della maggior parte delle malattie reumatiche più gravi è rappresentato dal dolore cronico. La definizione tradizionale di dolore cronico è quella di un “dolore che si protrae oltre i tempi normali di guarigione di una lesione o di una infiammazione, abitualmente 3-6 mesi, e che perdura per anni”.

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